Per il calendario cinese siamo nell’anno della tigre e stanti i risultati elettorali sappiamo anche che la tigre è la destra ma non, come sembrava potesse andare, quella distante della Le Pen in Francia o di VOX, ma proprio la cara vecchia destra nostrana di Giorgia Meloni.
E’ una destra impegnata nella prova del governare avendo infarcito le liste elettorali di militanti della vecchia guardia non troppo moderati che ora, stretti i ranghi e preferiti ai nuovi profili, sono diventati deputati e senatori.
Nell’ordine abbiamo quindi visto la legislatura partire con:
- L’elezione del nostalgico La Russa a Presidente del Senato, seconda carica dello Stato
- L’elezione di Fontana il leghista oscurantista come presidente della Camera
- Il celodurismo puro e duro del ‘non sono ricattabile’ di Meloni a Berlusconi
- L’affissione della foto del duce al MISE, ministero del nostro Stato antifascista, rimossa con polemica sulla cancel culture e il colore sui busti del nostro Presidente del Senato
- Berlusconi spiegare quanto sia amico di Putin e questi un uomo di pace
- L’offensiva proposta di Gasparri per impedire l’aborto alla radice, nell’articolo 1 del codice civile
Solo i fatti ci diranno se è così che cominciano le legislature illuminate che poi passano alla storia ma ho la sensazione che non sarà questa, che anzi parte rivendicando gli aspetti più divisivi e ideologici, le questioni identitarie sui cui possiamo aspettarci che si svolga il dibattito parlamentare e il lavoro di governo.

A differenza di Carlo Calenda, che ieri ha twittato ‘questi non durano sei settimane [..] aridatece Draghi’ non penso che il problema sarà la durata, ma la qualità della legislatura.
A chi si stupisce mi permetto di far osservare che non c’è niente di nuovo nei contenuti e nelle persone, informatevi sugli eletti nella vostra circoscrizione e troverete probabilmente nomi che ben conoscete sin dai tempi dei movimenti giovanili, così come nelle forme la destra è chiusa al dialogo ma esperta nell’uso della provocazione e dello scontro come strumenti di confronto. E son partiti infatti da quello che sanno fare meglio.
Facciamoci poche illusioni.
Non potendo contare sull’intesa con il nuovo interlocutore, valga per tutti il monito di Silvio, bisogna puntare su una proposta politica asciutta, basata sui dati e non ideologica.
