Cosa credo ancora. La partecipazione politica funziona quando è aperta, informata e capace di trasformare idee in decisioni: la rete può ampliare competenze e pluralismo, non solo rumore.
Cosa è cambiato. Le piattaforme hanno premiato polarizzazione e semplificazione; la fiducia nelle istituzioni è più fragile; servono regole, metodi e responsabilità (non solo “engagement”).
Perché conta oggi. Fuoriluogo è stato un esperimento precoce di partecipazione digitale dentro (e ai margini) di un partito: rileggerlo oggi aiuta a capire cosa serve per rendere la democrazia più competente, trasparente e praticabile.
Il 24 febbraio 2011 assieme a Sergio Fumagalli e con l’aiuto di altri amici attivisti presentammo a Milano ‘fuoriluogo‘, il primo circolo online del partito democratico. All’evento intervenne Paolo Gentiloni ed un centinaio di persone interessate alla novità di un circolo in cui si dibattesse online. Ed in effetti il punto era proprio quello, perché un circolo, e perché online?
Lo spiegò bene Sergio nel suo intervento di apertura.
Perché un circolo, perché online, perché in un partito, perché nel PD? Molte domande, legittimamente in attesa di una risposta, oggi che presentiamo il Circolo Fuoriluogo.
Innanzitutto diciamo cosa, il Circolo Fuoriluogo, non è: non è un’iniziativa del PD per “parlare al mondo giovanile”, non è un’articolazione organizzativa decisa dal PD. E’ l’iniziativa di un gruppo eterogeneo di persone che hanno deciso di dare corpo a questa iniziativa per esprimere il proprio desiderio di partecipazione alla politica.
I partiti sono in crisi, il Paese è in crisi: non sono fatti scollegati fra loro.
Manca una idea guida condivisa, l’indicazione di un obiettivo positivo di lungo periodo che motivi e giustifichi le scelte ed i sacrifici necessari per raggiungerlo. Toccherebbe ai partiti dare corpo a questa idea, spiegarla, declinarla in cose da fare, in programmi concreti.I partiti però non lo fanno ed il Paese intero, non sapendo bene dove andare, sta fermo, cerca di limitare i danni, si ripiega su se stesso, abbagliato da slogan demagogici, attirato da chi grida di più.
Per la mancanza di una guida politica il Paese ha fin qui perso la sfida della turbo-globalizzazione di questiultimi vent’anni.
Lo si vede con chiarezza in questi due grafici che confrontano l’Italia a due Paesi a noi simili.
Il primo dice che negli ultimianni ci siamo impoveriti rispetto a Franciae Germania. Se guardassimo agli stessi dati a partire dal 96 ci accorgeremmo che allora eravamo il secondo Paese della UE per questo indicatore
l secondo dice che abbiamo sofferto la globalizzazione più della Francia e, anche, che invece la Germania, con tutte le sue tasse, i suoi sindacati ed il suo welfare, ne hatratto beneficio.
Slogan come “Padroni a casa nostra”, “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, suggestioni come la Padania o il dio Po o l’anticomunismo, possono anche riempire le urne in tempi di insicurezza ma non indicano una direzione utile, anzi non indicano alcuna direzione.
Serve una riflessione più profonda e serve coinvolgere il Paese in questa riflessione: c’è anche di Landini e della Fiom nel novero di chi si oppone al cambiamento senza sapere indicare alcuna strada. La sinistra che fece cadere Prodi.
I partiti però non sono attrezzati per ospitare o promuovere questa discussione, per aprire il confronto. Sono chiusi in modelli organizzativi vecchi, centrati sul governo del territorio e non sullatraduzione degli ideali fondativi inuna strategia di lungo periodoper il Paese.
Non è questione di buona volontà o di qualità dei singoli: il modello è diventato una gabbia che si auto-riproduce, trasformando i partiti in organismi autoreferenziali e separati, sempre più lontani dalla società.Non c’è però una alternativa: serve la politica e per questo servono i partiti.
Non c’è democrazia senza partiti. Dunque bisogna lavorare per cambiarli.
Per questo abbiamo deciso di dare vita ad un circolo online. Internet può aiutare a rompere lagabbia. Può consentire di parlare con persone e gruppi che altrimenti sarebbero irraggiungibili-Può consentire di affrontare argomenti senza passare al vaglio preventivo di organismi che hanno altre priorità e preoccupazioni.
E’ essenziale però essere all’interno, perché i Partiti sono lo strumento per portare le proposte nelle istituzioni, trasformandole, prima, in programmi elettorali e poi in atti di Governo. Senza questa possibilità di finalizzazione del dibattito e delle iniziative il rischio è di condannare alla disillusione ed al cinismo ogni vento di cambiamento.
Questo tema sarà sviluppato in un altro intervento per cui non lo sviluppo ulteriormente ma non è stato facile, nei mesi passati a discutere di questa iniziativa, non cedere alle perplessità e alla diffidenza che aleggia intorno all’idea stessa di partito.Per ultimo abbiamo scelto di collocarci nel PD, nonostante i tanti problemi di questo partito.
La dimensione delle sfide che il nostro Paese ha di fronte richiede di mettere insieme le forze, non di disperdersi in piccoli rivoli, privilegiando una prospettiva di lungo periodo rispetto alle polemiche quotidiane. Il PD rappresenta, o cerca di farlo, un’identità sociale a cui sentiamo di appartenere, con tutti i distinguo della storia personale di ciascuno. Per questo il Circolo Fuoriluogo si colloca in un’area che potremmo chiamare PD e dintorni, organizzativamente legata al PD ma proiettata verso un mondo con cui il PD non riesce a parlare e slegata da qualsiasi connessione organica con le componenti partitiche che al PD hanno dato vita.
Questa scelta è stata difficile e sofferta e molti dei “fondatori” di questa iniziativa lavoreranno nel circolo ma non si iscriveranno al PD. Non è una contraddizione, non è un limite: è una qualità. Ringraziamo di cuore i vertici del PD lombardo che hanno accettato questa sfida sostenendo la nostra iniziativa.
Il Circolo Fuoriluogo è tutto questo e vuole affrontare i temi che nei circoli tradizionali non possono essere affrontati, coinvolgendo competenze e capacità che i riti della politica normalmente respingono.Nel sito ce ne è già traccia, anche se tutto è ancora allo stato embrionale: è un progetto che nasce non un prodotto finito. Un progetto che si fonda su intuizioni che si devono ancora dimostrare corrette e sull’aspettativa di contributi e collaborazioni da parte di persone che oggi non conosciamo.
E’ una scommessa, dunque, che non possiamo vincere da soli ma che non richiede sacrifici eroici per essere vinta: internet consente di lavorare da casa, quando i bambini dormono, o in aeroporto, mentre si aspetta il volo, nelle notti d’estate quando fa troppo caldo o nei week end d’inverno mentre fuori piove.La scommessa, a ben guardare, riguarda tutti noi perché la posta in gioco è il nostro futuro.
– intervento di Sergio Fumagalli 24/02/2011
Non riporto qui il mio intervento, perchè non è nei contenuti e nelle forme della stessa qualità del messaggio di apertura di Sergio, mi limito a constatare che quella esperienza si è chiusa più per la difficoltà di innestarsi nell’organizzazione del PD che per i temi di ‘fuoriluogo’, ancora attuali a una decade di distanza: