Il Punto di Saturazione

Vorrei proseguire il ragionamento sul conflitto morale di questo tempo, questione che mi sta a cuore e che a mio giudizio ha un legame profondo con i maggiori eventi della nostra storia attuale, la guerra in Ucraina e la nuova guerra, come è stata battezzata a Gaza.

Mi interessa insistere su questo parallelo perché nel contesto del conflitto tra Ucraina e Russia, l’Ucraina ha ricevuto e continua a ricevere un forte sostegno dall’Occidente e io credo che non dipenda solamente da questioni di politica internazionale, ma sia legato alla sua capacità di condurre una guerra difensiva senza ricorrere a rappresaglie cruente.

Hanno scelto una strategia di contenimento e riconquista, evitando di compiere azioni vendicative ad esempio attaccando in modo sistematico villaggi o città al di là del confine russo, che coinvolgerebbero la popolazione civile.

E’ un punto fondamentale, quello che individua un confine netto tra difesa legittima e violenza ingiustificata, e rappresenta il limite invalicabile per le coscienze in Europa e nelle democrazie liberali, pur nella diversità delle posizioni.

D’altra parte però le sensibilità nel mondo sono estremamente varie e pensando ai fatti di Gaza è impossibile individuare quale possa essere il punto di saturazione dell’intera comunità internazionale dopo la miccia accesa da Hamas con l’attentato del 7 ottobre scorso. Quell’incursione sui civili, violenta e provocatoria, ha originato eventi terribili e potrebbe deflagrare in conflitti ancora peggiori.

La risposta di Israele, infatti, ci sta già mettendo alla prova perchè la complessità della situazione umanitaria, oltre all’orrore intrinseco della violenza, sperimenta i nostri limiti e la nostra capacità di tollerare le conseguenze. È uno stress test per il mondo intero, una verifica di quanto possiamo estendere i nostri limiti etici per scongiurare che si allarghi lo scontro militare.

Credo che la prudenza sia la virtù essenziale in questa situazione, non dovremmo cedere alla tentazione di giudicare frettolosamente gli eventi in corso, che stanno mettendo in discussione molte convinzioni consolidate, e mi sembra opportuno fare un passo indietro, mantenere il sangue freddo sforzandosi di osservare la realtà attraverso la lente dei nostri valori più profondi.

Prendiamo ad esempio gli eventi che hanno seguito l’attacco all’ospedale di Gaza avvenuto la sera del 17 ottobre: i numeri e le responsabilità presunte, le accuse reciproche tra Israele e Hamas scambiate sui social, hanno scatenato reazioni di parte e indignazione, alimentando ovunque le anime e la piazza.

Persino il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha dichiarato, a caldo, che attaccare le infrastrutture civili è contro il diritto internazionale sposando così la tesi della responsabilità di Israele, ma le prove finora raccolte indicherebbero che si è trattato di un tragico incidente di guerra, un missile di Hamas avrebbe perso il controllo, l’ospedale avrebbe subito danni limitati e il numero di morti è stato rivisto al ribasso.

Preferisco di molto l’atteggiamento cauto di Ursula Von der Leyen, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di ‘accertare le responsabilità sull’ospedale di Gaza‘ prima di trarre conclusioni affrettate, una cautela da esercitare sempre, anche in futuro.

Se da un lato però è bastato un tweet a generare l’oltraggio globale e infiammare il mondo aspettando il fact checking, dall’altro le conseguenze sono drammaticamente reali e ci portano dritti sul ciglio di una Storia nuova e sempre più vicini al punto di saturazione.

Il mio auspicio è che la comunità internazionale abbia approntato strategie di de-escalation per evitare una spirale di violenza incontrollata e che ci sia la volontà, e soprattutto il tempo, di trovare soluzioni pacifiche e diplomatiche.

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