Fringe benefit e mobilità elettrica: vale davvero la pena?

Mi ha incuriosito un post di Gian Luca Pellegrini, direttore di Quattroruote, che mette in evidenza le difficoltà della transizione verso l’elettrico, soprattutto per le aziende che devono adattarsi alla nuova normativa sui fringe benefit, ossia le auto aziendali, che ha l’obiettivo di incentivare la diffusione di auto con basso impatto ambientale, ma ritiene non risponda pienamente alle esigenze di chi percorre molti chilometri.

Viaggio con un veicolo elettrico da quasi tre anni, quindi ho avuto modo di fare anch’io i miei esperimenti, un naturale processo di adattamento per chi fa questa scelta.

E’ vero, l’infrastruttura di ricarica pubblica è insufficiente e i costi alla colonnina rendono i viaggi lunghi svantaggiosi rispetto al termico. Ma non è sempre stato così e non deve esserlo per forza.

La ricarica lenta è un miraggio: consiste nel girare alla ricerca di colonnine, quella libera sull’app è occupata da un termico abusivo, poi si lascia l’auto in sosta per un tempo infinito e si passeggia verso casa. La quotidianità diventa subalterna all’auto.

La ricarica a casa invece è l’opposto: parcheggi, colleghi la presa, e fine. Ogni mattina esci con il pieno e per i tragitti quotidiani fino a 250 km ti togli ogni pensiero. Nei viaggi più lunghi serve pianificare, ma spesso basta un “rabbocco” che dura il tempo di un caffè.

Allo stato dell’arte servirebbe puntare su colonnine rapide che lavorano nel range di carica efficiente: le tariffe dovrebbero premiare chi carica veloce per breve tempo, così chi ha bisogno di “rabboccare” può ripartire subito stimolando la rotazione alla colonnina e ottimizzandone l’uso. Come dal benzinaio: 5 minuti, 10 kWh e via il prossimo.

Il ‘rabbocco’ non funziona per il personale viaggiante e la normativa d’altro canto non è fatta per incontrare l’esigenza di chi macina centinaia di km al giorno, ma ha invece l’obiettivo di indurre le aziende a soppesare i costi del termico e favorire l’EV come opzione principale.

Se però fosse tutto solo questione di ricarica ci sarebbe poco da discutere. E’ anche e soprattutto una esperienza di guida diversa. Gianluca Pellegrini con la sua Kia gira con quasi 400 CV, numeri riservati alle supersportive fino a qualche anno fa… la coppia elettrica restituisce sensazioni motociclistiche, in grande confort.

L’esempio che faccio sempre è che nei tornanti di montagna i bambini si addormentano per l’enorme fluidità di marcia. Accelerazione imponente ma progressiva. Niente frenate, niente cambiate.

Così, scivolando di sera tra le curve del bosco, capita di abbacinare i cervi e sorprenderli a brucare.

Si viaggia indisturbati, dentro e fuori.

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