Il disagio democratico estivo.

Se all’inizio ero incuriosito dalle manovre dei partiti tra alleanze, programmi e nuove formazioni, devo ammettere che man mano che trascorreva agosto e con esso le notizie ho cominciato a sviluppare un certo disagio democratico.

Mi riferisco alla crescente sensazione, o per meglio dire presa di coscienza, che le regole alla base della democrazia rappresentativa siano state stavolta stirate all’estremo per costruire una proposta elettorale vincente – o non troppo perdente secondo i casi – da tutti i partiti e coalizioni.

Il disagio è stato particolarmente fastidioso vedendo le contorsioni della coalizione allargatissima di centro sinistra che si è impegnata particolarmente nei balletti pre-elettorali mettendo assieme infine un polo dai contorni confusi.

La colpa è certamente della legge elettorale che abbiamo, non ci sono più aggettivi per parlarne male quindi mi astengo, ma non è solo sua. Bisogna infatti avere la volontà di sfruttarne fino in fondo le storure, e bisogna dire che in questo il PD di Enrico Letta si è spinto (oltre?) al limite che imporrebbe l’etica democratica.

Intendo in particolare la scandalosa ipotesi del ‘diritto di tribuna’ ovvero la candidatura dei leader degli altri partiti nelle prime posizioni dei listini del PD.

L’aspetto di chi viene candidato lì è molto importante perché per il sistema elettorale di oggi puoi partecipare alle elezioni se raccogli un numero spropositato di firme, molto difficile se sei un piccolo partito, oppure se hai eletto un parlamentare nella precedente legislatura.

La ‘apertura’ del PD della sua lista ai partiti che hanno difficoltà a presentarsi con le proprie da un lato offre loro la possibilità di partecipare – ai termini del PD chiaramente, come vedremo in fondo – dall’altro li sottrae al confronto elettorale aperto da cui dovrebbero uscire i rapporti che rappresentano una fetta della popolazione e non la percentuale decisa da chi ha redige le liste del PD.

Mi sento di poter dire che il legislatore pensando alle coalizioni non intendesse dare ad un partito, per quanto grande, la possibilità di usare la sua posizione di forza per stabilire di fatto la composizione politica del parlamento decidendo quale partito entra e quale no, scegliendo cioè chi mettere nelle sue liste in una posizione eleggibile e non figurativa.

Per fortuna dopo la vicenda Calenda sì – Calenda no la situazione è un po’ migliorata, la aberrazione del ‘diritto di tribuna’ è passata in secondo piano, e così Di Maio potrà correrà per uscire dal Parlamento con una sua lista.

Una nota al volo su Azione e terzo polo. Come sapete auspicavo che Azione da principio si collocasse lì per verificare l’esistenza di un’area liberale – che Calenda dice anche ‘popolare’ da quando è inzizata la campagna elettorale-.

Sono veramente costernato per i loro attivisti sul territorio, e anche per quelli di Italia Viva, vedendo continuare ed anzi accelerare la campagna di innesti da Forza Italia con le relative clientele. Dispiace constatare che un movimento che aveva un’ambizione politica lascia il passo ai professionisti della raccolta del consenso. Se Azione non farà le poltrone che promette, chissà cosa resterà.

Vi starete chiedendo cosa farà Volt, anzi avrete certamente letto i giornali e sapete che partecipiamo alla coalizione di centro sinistra. Viste le oggettive difficoltà di raccogliere le firme nei tempi disponibili abbiamo aderito alla lista PD di Italia Democratica e Progressista.

Quindi in pratica vi starete chiedendo dove siamo candidati. Ebbene, per farla breve, da nessuna parte. …Già, avete capito bene. Nonostante le strette di mano e le conferenze stampa tra il rosatellum e la riduzione dei posti dei parlamentari non è rimasto un solo posto per Volt nella lista ‘aperta’ del PD in tutta Italia.

Questo bagno di realpolitik ci servirà da lezione, cionondimeno sosteniamo con il massimo impegno e convinzione la coalizione di centro sinistra perché oggi è la cosa giusta da fare.

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