Big Como?

Il programma della lista Rapinese è un programma che guarda indietro.

Come ogni cittadino coscienzioso ho approfondito il programma proposto dalla lista Rapinese per farmi un’idea precisa, al di là degli slogan, della visione che propone per la nostra città il candidato sindaco avversario di Barbara Minghetti.

Avevo letto anche il programma delle scorse elezioni, che mi aveva convinto a rivolgermi altrove, nonostante rispetto a quello attuale avesse il pregio della sintesi.

Si vede che è costruito sull’ascolto delle persone, sulla critica dell’uomo di strada su cosa non ha funzionato. Questa capacità di raccogliere la lamentela nelle vie della città e farsene portavoce va riconosciuta a Rapinese, che mi sta simpatico per ragioni che non sto qui a spiegare e penso sia una figura essenziale per la città, ma non lo giudico adatto ad amministrarla.

Propone infatti un programma che guarda indietro anziché avanti, da cui non traspare l’idea di una Como futura, non si vede il progetto che condurrà la città da dove è oggi a un punto di arrivo. Invece strizzando l’occhio al consenso elenca misure spicce, alcune al limite del ridicolo.

Per esempio al punto 3.3 compare l’obbligo per i padroni di cani di portare con sé il flacone del detergente per urina. L’odore di pipì dei cani può dare certamente fastidio, ma altrettanto certamente non è questa la cosa più importante per i cittadini che vivono in città, che ci lavorano e studiano e che qui fanno crescere i loro figli.

Leggendo le soluzioni semplicistiche a problemi di poco conto nel programma della lista Rapinese si ha l’impressione che la sua squadra non sappia distinguere cosa è davvero importante da cosa invece non lo è, quale argomento meriti di stare in un programma per il governo della città e quale no.

Ho parlato di soluzioni semplicistiche perché il secondo aspetto che emerge in modo ricorrente dalla lettura è un metodo superficiale per cui si dà risposta ai problemi eliminando gli effetti delle situazioni, anziché lavorando sulle loro cause.

Qui porto un esempio un più serio. Al punto 4.1 si propone di ricorrere ad un call center esterno per prendere in carico tutte le comunicazioni che il cittadino faccia e che non trovano risposta immediata dagli uffici del comune. Questo “potentissimo” (sic) call center risponde alla logica: se il comune non risponde serve qualcuno che prenda in carico le comunicazioni.

Ma il comune non risponde perché è inefficiente la macchina organizzativa, i processi non sono adeguati alla velocità richiesta dal cittadino e sono datati gli strumenti a disposizione. Aggiungere un call center esterno crea una sovrastruttura che non solo non risolve il problema, lo aggrava.

La smaccata sottovalutazione della complessità della città è una costante nel programma e per chi vuole amministrare una città non è cosa da poco.

Il punto 4 nel complesso, poi, è una bestemmia per la semplificazione e la trasformazione digitale e premessa per lo scialacquo di tempo e delle importantissime risorse del PNRR.

A questo riguardo vale la pena citare il (lodevole) impegno per la digitalizzazione dei documenti comunali. Ma subito al punto 6.2 il programma indica che a far “friggere gli scanner” saranno gli studenti delle scuole, con i loro professori.

Da restare senza parole. Perché serva farlo fare agli studenti non si sa, immagino che verrebbero comunque ricompensati (il lavoro si paga, giusto?), ma di sicuro non è con progetti di questo tipo che la città aiuterà i giovani a prepararsi per il futuro.

A corroborare il sospetto che il candidato sindaco non sappia dove portare la città c’è il punto 8 sui Progetti e Finanziamenti, che non ne elenca nessuno, ma specifica che saranno “intelligentissimi”. Quali? I prossimi…

Ce n’è abbastanza credo per fare una scelta seria e consapevole sul voto per il ballottaggio, anche senza citare l’ultimo punto, la “Big Como”, titolo acchiappaclick da cui ho preso lo spunto per questo post.

L’idea è che con i suoi mille parcheggi in più e le altre mirabolanti iniziative del programma che vi invito a leggere, non foss’altro per scoprire dove sorgerà la Times Square di Como, i cittadini delle amministrazioni confinanti faranno la fila per fondersi con noi.

Li vedo già.. da S. Fermo a Cernobbio tutti fremono per l’opportunità.

 

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