Invece qui a Como non è andata particolarmente bene, anzi, per niente.

E’ andata male perché Barbara Minghetti era la candidata giusta per fare la Sindaca della città. Negli scorsi mesi la coalizione ha lavorato per preparare e promuovere il programma per Como e lavorando assieme ho avuto modo di apprezzarne le qualità di leader collaborativo, l’indipendenza di giudizio, la fiducia nella squadra e la capacità di delega che deve avere chi vuole governare complessi processi di cambiamento e organizzazioni complesse.
Si è spesa davvero molto in questo impegno e, per quello che può valere, come tanti che l’hanno già fatto desidero anch’io ringraziarla.
Il mio punto di vista è che Como ha perso l’opportunità di avere un ‘sindaco del fare’.
Direi che non ci può essere rammarico, tuttavia.. quando l’altro candidato raddoppia il numero di voti da una settimana con l’altra non si può davvero chiedersi se si sia sbagliato qualcosa ma si prende atto dell’indicazione ricevuta e della forza dei numeri.
L’indicazione è che a Como non c’è un’alternativa alla destra, di cui Rapinese incarna oggi agli occhi dei cittadini una versione di destra autentica sapendo convogliare su di sé le motivazioni di riscossa di un elettore tradito dai suoi riferimenti tradizionali.
Quante volte mi sono sentito dire in questi mesi da amici e conoscenti, davvero poco dotati di tatto, “mai! la mia mano mai! potrà votare a sinistra!” dichiarandosi subito rapinesiani. C’era dunque uno sfogo possibile, a destra.
Più a destra, direi.. infatti, durante l’ultimo confronto al Sociale, Rapinese ha chiarito come funziona il suo metodo – il “metodo Rapinese” – lasciando allibita la platea ma oh, che vi devo dire, si vede che il celodurismo qui piace ancora parecchio.
Non c’è invece, a Como, spazio per una sinistra dal linguaggio ormai appassito che a un passo dell’estinzione scoda ancora rimproverando nervosamente gli altri di non aver compreso la sua modernità e la sua ideale bellezza così poco pratica.. bah, il passato è passato e contrariamente ai luoghi comuni anche le idee invecchiano.
Resta il PD che ha fatto bene ma in termini elettorali ha una funzione dall’andamento asintotico.. arriva lì, ma non va mai oltre, c’è un limite invalicabile. E così.. resta lì, appunto, al primo e al secondo turno, e starebbe lì pure al quarto o al quinto..
Mettendomi per un attimo nei panni di Letta penso sia uno che vive sereno: più o meno sa quante saranno le tessere annuali, quanto arriverà dai 730… se vinci, bene ovviamente, ma se perdi .. il budget si fa lo stesso .. beato lui.
Mentre l’area riformista o, per meglio dire, la domanda di una politica progressista, appare ancora acerba. Ha fatto capolino o poco più. Si starà nascondendo nel 55% di astenuti comaschi a cui la politica semplicemente non importa?
Ad ogni modo partecipare attivamente alla competizione elettorale delle amministrative di Como è stato interessante, ho scoperto più cose sulla città durante i tavoli di lavoro di quante ne abbia imparate negli ultimi 10 anni di vita in città.
Ringrazio i compagni di avventura di Agenda Como 2030, la casa degli europeisti, e naturalmente i miei compagni di Volt Como, per l’impegno e il tempo condivisi durante questa avventura.
Mi auguro di avere sbagliato il giudizio sul programma della lista Rapinese e sulla capacità della sua prossima giunta giovane e poco esperta: nei prossimi cinque anni le mie figlie andranno al liceo e molte delle opportunità che avranno nella vita dipenderanno proprio dagli stimoli e dalle possibilità che questa città sarà in grado di offrir loro.
