Dunque Calenda, forte di un presunto e mai dimostrato 10% strappa al Partito Democratico un accordo 70/30 sugli uninominali, in sostanza garantendosi i seggi in parlamento con i voti della coalizione.
La mossa non sorprenderà chi ha seguito le capriole di Azione nel passato recente a Como e in Italia, ma comunque una mossa riuscita. Calenda ha vinto le sue elezioni ancora prima di partecipare.
Sono collegi ‘al netto di’ quelli lasciati agli altri , non si sa quanti saranno ma sappiamo che al PD costerà molto a questo punto fare altre aperture agli alleati, perciò i vari SI, Verdi, Volt (per dire), avranno un bel da fare ad avanzare richieste.
Tolto lo storytelling molto efficace fatto da Azione e la campagna acquisti in FI che ha reso mediaticamente credibile l’operazione, non resta però molto nella dote che porta alla coalizione progressista: Azione non si è contata nelle urne, non ha una storia diffusa di amministratori locali e consenso sul terrirorio, perciò i numeri concreti son pochi e potrebbe valere tanto il 10% come l’1%.
In ogni caso, anche valesse lo zero virgola percento, le poltrone sono assicurate ed a metterle cortesemente a disposizione sarà il mondo della sinistra ecologista, riformista e liberal.
Per quanto riguarda il PD, credo che non abbia spazio per crescere nelle urne, convince sempre gli stessi, voto più voto meno, e quando rappresenti già circa un quarto dell’elettorato è difficile muovere di molto le percentuali.
Perciò sacrificherà alcuni propri eccellenti candidati sull’altare di un accordo non favorevole. Perchè? Per senso di responsabilità, dicono.
L’idea che mi sono fatto io invece è che Letta abbia voluto mantenere le posizioni minimizzando il danno, ovvero evitando che si avverassero alcuni sondaggi tutti da dimostrare che descrivevano Azione come un rischio per il PD in molti collegi. C’è poco di politica per il Paese.
Calenda si era costruito la narrazione del nuovo centro destra e bisognava lasciare che si mettesse alla prova per verificare se esiste questa opzione in Italia.
Se l’impresa fosse riuscita, avremmo avuto una nuova destra moderata che sarebbe stato un bene per il Paese. E se viceversa non avesse avuto successo avremmo smascherato il bluff e anche questo sarebbe stato un bene.
Ad ogni modo l’elettore del PD e quello di Azione sono persone molto diverse, per non parlare della distanza dalla sensibilità degli altri alleati che è grande. Perciò non è affatto detto che abbiamo visto la fine di questa storia..
